Il cliente non paga? Succede, ma c'è un modo giusto per gestirlo
Chi lavora con la Partita IVA lo sa: la fattura scade e il bonifico non arriva. Non è questione di cattiveria — a volte è disorganizzazione, a volte liquidità, a volte il classico "me ne ero dimenticato". Ma tu le bollette le devi pagare lo stesso, quindi serve agire.
Il sollecito di pagamento è il primo passo. Non è un atto legale, non serve un avvocato, e nella stragrande maggioranza dei casi funziona. L'importante è farlo nel modo giusto: professionale, chiaro, senza aggressività ma senza nemmeno sembrare che stai chiedendo un favore. Stai chiedendo quello che ti spetta.
Quando mandare il primo sollecito
La regola non scritta è aspettare 7-10 giorni dopo la scadenza della fattura. Mandarlo il giorno dopo è troppo aggressivo e può rovinare il rapporto. Aspettare due mesi è troppo tardi e manda il messaggio che non ti interessa.
Dopo 7-10 giorni, mandi un primo sollecito con tono cordiale. Se dopo altri 15 giorni non hai risposta, il secondo sollecito diventa più formale. Al terzo — di solito dopo 45-60 giorni dalla scadenza — passi alla diffida formale, che è un atto pre-legale con conseguenze concrete.
Cosa deve contenere un sollecito efficace
Un buon sollecito non è un messaggio WhatsApp con scritto "quando mi paghi?". Deve avere:
- I tuoi dati completi (nome, P.IVA, indirizzo)
- I dati del debitore
- Il riferimento alla fattura (numero, data, importo)
- La scadenza originale e i giorni di ritardo
- Un nuovo termine per il pagamento (di solito 10-15 giorni)
- Il riferimento normativo: nei rapporti B2B si applica il D.lgs 231/2002, che prevede interessi moratori automatici
- Le coordinate bancarie per il bonifico
Primo sollecito: tono cordiale
Il primo sollecito lo scrivi come se fosse un promemoria gentile. "Gentile Sig. Rossi, con la presente le ricordo che la fattura n. 42 del 15/02/2026 di €3.500 risulta scaduta dal 15/03/2026. La prego di provvedere al saldo entro i prossimi 10 giorni." Niente minacce, niente tono passivo-aggressivo. Solo fatti.
Secondo sollecito: tono formale
Se il primo non funziona, il secondo sollecito alza il tono. Qui citi esplicitamente il D.lgs 231/2002 e gli interessi moratori che stanno maturando. Specifichi che il mancato pagamento entro il nuovo termine comporterà l'affidamento della pratica a un legale. Non è una minaccia vuota — è un avviso che stai per passare alle vie formali.
Quando arriva il momento della diffida
Dopo 45-60 giorni senza risposta, il sollecito non basta più. Serve una diffida ad adempiere ai sensi dell'art. 1454 del Codice Civile, con un termine perentorio di 15 giorni. A quel punto, se ancora niente, puoi procedere per decreto ingiuntivo tramite un avvocato. Ma nella mia esperienza, la diffida formale risolve l'80% dei casi — nessuno vuole un decreto ingiuntivo sulla scrivania.
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